I coltivatori indiretti

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Mi sono sempre chiesto: “So che esistono i coltivatori diretti. Quello è facile. Ma se esistono i diretti allora dovranno per forza di cose esistere anche i coltivatori indiretti. Ma chi possono mai essere i coltivatori indiretti?”
A lungo mi sono sforzato di capirlo ma rimane per me un mistero. Infatti un coltivatore indiretto dovrebbe essere uno che non coltiva “direttamente” la sua terra ma usa sistemi non diretti per coltivarla, per esempio, si alza furtivo la notte e va nel campo del vicino, e semina lì, con la speranza che, crescendo, il grano sparga i semi nel suo campo e possa crescere anche lì.
Allo stesso modo gli è impedito di arare, di rivoltare la terra (tutti chiari lavori diretti) per cui, poveraccio, deve trovare i sistemi alternativi più disperati (tipo mettere bombe nel campo, fingendo di cercare tesori o vene di minerale prezioso, oppure trasformare il campo in una pista di rally e costringere le auto a dotarsi di un invisibile erpice, subdolamente nascosto alla partenza.
Al momento della vendemmia poi, per poter “indirettamente” raccogliere l’uva, deve ricorrere a piccioni addestrati che gli riportano l’uva acino ad acino e lui li paga a granturco.

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Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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