Il Sig. Tizio esce dopo pranzo e sogna Eraclito

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Sedeva sull’orlo del meriggio

il cuore in mano

come una sentenza incomprensibile

e piano mormorava qualche frase

ma come fosse

un gioco inconcludente.

 

Attorno cose vuote, innecessarie

con appena una parvenza

di vita appiccicata sopra con lo sputo.

 

La colla che teneva in piedi il tutto

s’era ormai disfatta e i pezzi

per una cupa e ferrea statica

crollando toccavano la terra

col suono

di un carillon inceppato.

 

Arrugginito, il mondo

si rispecchiava

su poche timide pozzanghere.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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