Adagio con altalena

altalenante

Ho conservato nel cuore

una pioggia breve e felpata

che dolce conduce alle porte del sonno,

agli azzurri di un mare sospeso per aria

che schiuma ed è immobile.

 

Le ossa del cuore formarono chiese,

montagne tagliate da nubi violette,

e gialli di una paurosa dolcezza.

 

Ho dato le mani

perché le guantassero di ozii

e potessi stringere

il gioco delle altalene

su questo debole parco, murato di viali,

come fosse tutto dipinto

da qualche pittore, in un quadro

alle pareti di chissà quale museo.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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