Dialogo serale

Così, mentre semplicemente parliamo
con una voce che è canto  ostinato
e da contappunto è la notte, livida, enorme
che appena s’affaccia sui vetri
come timido ospite che non voglia turbare
tracciamo vani sentieri nel cuore
con l’affanno che preme, ma a sentirle
sono poveri suoni, parole dimesse
miseri resti di un senso scomparso
fra gli scaffali splendenti dei supermarket.
Parliamo di cose di sempre
la lingua dei padri, la stessa di Adamo
ci si chiede dei piccoli fatti accaduti, delle ansie
dei giornalieri incidenti dell’essere
ci si scopre sprovvisti di un senso
ed appoggiarsi l’uno con l’altro
sembra un’ultimo miracolo, insperata
negletta misericordia.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

5 thoughts on “Dialogo serale

  1. alessiagenesis ha detto:

    Scritto bellissimo quanto il Picasso che lo accompagna.

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  2. alessiagenesis ha detto:

    Oggi che, per caso ,ho riletto questa poesia che trovo ancora più bella , voglio esprimere un piccolo pensiero partendo dal quadro scelto per accompagnarla e facendo quindi riferimento ad un altro scritto , sempre letto su questo blog.
    Amo molto , pur non intendendomi affatto di arte , meno ancora di” praticarla”, i diversi periodi di Picasso e particolarmente quello blu, molto meno il cubismo, ma nn che non mi piaccia. Il periodo blu segue la morte di un caro amico ed è anche un momento ancora di “fame” e nn fama, di cui egli ha potuto godere in vjta , a differenza di molti altri artisti.La stessa scena che rappresenta ne Il pranzo frugale, è un momento di condivisione nella povertà. Lo stile leggero e minimalista è ciò che mi fa amare , forse, di più questo genere di opere dell artista.Qui , in particolare, evidenzia la povertà proprio attraverso i corpi emaciati.

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  3. alessiagenesis ha detto:

    Magri, ma cio che si sente di più è l eleganza , la dignità, la nobiltà dei sentimenti e persino un tocco di raffinata sensualità.Le mani , lo sguardo , poi la maglia della donna, diversi particolari che , senza rifletterci su, inizialmente, d istinto mi hanno fatto amare quest opera , dal primo momento .Picasso dipingeva la sua stessa povertà di allora .Ma , nel racconto – ricostruzione della sua lunga vita , egli è stato ciò che, per certi versi , si può racchiudere in un’ altro post del blog, ovvero Proust e il genio.È stato un traditore verso i piu cari amici e non solo.E ha voluto fare soldi anche tradendo se stesso

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  4. alessiagenesis ha detto:

    E qui arrivo a La morte dell arte e le opere d urto , in cui si riporta anche un suo pensiero (da cui si prende spunto) e una foto che è l emblema del ” Cosa sono diventato”.Ma ha utilizzato anche questo sentimento per lucro …
    Non voglio essere dura.Ci sono particolari della sua vita che non si addicono ad un uomo ” buono” , ma appunto , il genio non contiene necessariamente anche certe qualita .
    Perché mi piace questo quadro particolarmente? C è almeno un’ altra ragione .Se è il caso, ovvero se può far piacere un ulteriore commento oltre la poesia , perfetta, né parlerò. 🙂 mi scuso per la prolissità.

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  5. alessiagenesis ha detto:

    Per spiegare l altra ragione cui accennavo ieri, che interessi o no , mi affido al libero arbitrio:), dovrò entrare jn una sfera più personale. È vero, infatti, che amo i soggetti piuttosto scarni, le mani e i visi, non solo per la linearità e il minimalismo delle forme , ma per ciò che io non sono e non sono mai stata.Non mi riferisco alla perfezione senza senso che le mode negli anni sempre più hanno imposto. Si tratta di robaccia che nn prendo affatto in considerazione .Penso, invece , ad una sorta di equilibrio che si manifesti anche nella forma esteriore , il corpo appunto.Senza stramazzare a terra strafatti di aerobica o altro, né essere anoressici o bulimici.Mangiare quel poco che è la giusta quantità per il corpo.Il POCO rappresenta di per sé la corretta maniera di soddisfare alcuni bisogni , non desideri. È una parola che cozza con il vocabolario capitalista.Ma è alla base di un buon rapporto con se stessi e con il prossimo , jnteso non solo come umano ma anche altri esseri viventi e l’ambiente, la terra . Ma non voglio perdere il filo e cerco do tornare su me stessa. In certa magrezza io vedo , quindi, un pizzico di inquietudine in meno rispetto a quella che provo io.Sembra riduttivo questo ragionamento, ma viene da lunghi discorsi interiori , difficili da rendere in poche parole, se , per di piu ,non si è scrittori .Mi hanno colpito le parole che V.Pelekin ha usato, in un suo racconto, letto pochi giorni fa, per descrivere alcuni uomini di potere .Il grasso come una forma di AVERE estremo , fino alla scomparsa dell essere.
    È , però , anche vero che ,in molti casi ,siamo destinati a forme piu ” rotonde”( e se si riesce a rimanere così è una grande fortuna e conseguente gioia)nonostante l impegno di limitarsi ad un ingurgitare sbagliato oltre che negativo per se stessi con l andare del tempo. Siamo diversi gli uni dagli altri anche nel corpo oltre che nel carattere e nella maniera di sentire. Così come in una stessa famiglia, agli stessi insegnamenti non corrispondono uguali atteggiamenti che i diversi figli adotteranno nel futuro , allo stesso modo una sana quantità di cibo equamente divisa, non produrrà gli stessi effetti tra i figli, fisicamente diversi. Entrano in gioco diversi parametri.Quello che volevo evidenziare , in questa riflessione quasi tra me e me , non è l essere standard, magro è bello, tutti in un certo modo o cose di questo questo tipo, ma che mangiare giusto è già una dimostrazione di equilibrio interiore.(per spingerci al paradosso ma solo per sorridere, altrimenti non rischieremmo che ripetere ancora errori, si può definere il mangiare come atto inversamente proporzionale all essere ).Ma l aggettivo giusto appartiene a pochi ; non ho detto sano . A questo punto partirei per altri post del blog , in fondo tutto si ricollega a formare il tutto , ed io sarà meglio che termini qui ! Grazie !

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