Pratica della felicità

Il Sig. Tizio si era svegliato felice e subito cominciò a temere che qualcosa potesse guastare quella felicità.

Meglio non alzarsi, pensò. Meglio cercare anche di spostarsi il meno possibile. Ogni gesto poteva infatti portare infauste conseguenze. Incontrare qualcuno neanche a parlarne, avrebbe incrinato quello stato di grazia.

Leggere? Nemmeno. A che serve leggere? Poi ti perdi i momenti più intensi di questa felicità.

L’ideale sarebbe mantenere la più assoluta immobilità. Neanche rischiare di ricordare, tantomeno pensare perchè non si sa mai cosa poi ti viene in testa. Anche la vista di cose spiacevoli o brutte potrebbe nuocere. Meglio non aprire neanche gli occhi. A che serve poi guardare le altre cose se infine, abbiamo raggiunto la felicità che tanto aspettavamo?

Quindi non rimane che restare immoti, come sassi, magari dentro le lenzuola, trattenendo il respiro e non cadere nella trappola del sonno. Potrebbero infatti arrivare degli incubi.

L’ideale sarebbe dunque pietrificarsi. Diventare una specie di ciottolo.

Voi storcerete sicuramente il naso.

Ma io saprò sbaragliare i vostri dubbi dicendovi: UN CIOTTOLO SI, MA FELICE!”

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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