Ritratto

Che fosse un poeta lo si vedeva da lontano.

Non fosse altro per l’aria spaesata e i brufoli nel cuore. Che fosse anche un notevole idiota, lo certificavano quelle sue mani, sempre a loro disagio, mai ferme e mai sicure d’essere al posto giusto.

Claudicava per una sorta di pena verso se stesso, non perché avesse un difetto alle gambe o alle scarpe, che portava perennemente slacciate non avendo mai imparato, da piccolo, a fare il nodo in maniera corretta.

Così ogni tanto lo si vedeva chinarsi e rifarlo, quel maledetto nodo, lasciando dietro magari il compagno che, nel frattempo ovviamente, non si era accorto dell’accaduto e continuava a camminare parlando diritto davanti a sé.

Allora K, con uno slancio recuperava lo iato spaziale e con un leggero affanno si piazzava al fianco del compagno, simulando la faccia più innocente al mondo.

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Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

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