La stagione dei grilli – II

Nel caldo degli agosti

ormai trascorsi

i grilli e il loro canto

il calore, quasi il loro

intermittente accordo

la loro orchestra

nascosta

fosse il suono stesso del sole

che picchiava il fieno, i sassi

dei muretti a secco

 

e non vedendo i mare

il suo smeraldo fondo

dall’alto di uno scoglio

l’angoscia ti prendeva

l’ansia dell’arsura

la paura di un silenzio universale,

troppo per un gracile fanciullo

 

Poi d’improvviso ai piedi

il mare

e anche d’esso pareva

il suono ruscellare

dall’oro delle stoppie

incarcerato

nelle elitre dei grilli

 

Allora il mare

era ancora

un muro spesso

incancrenito

un finis terrae

un pesce enorme

un Dio.

La stagione dei grilli

index

Prima di questa vita d’uomo

forse fui grillo fra le stoppie

fra i canneti e i giunchi solfeggiavo

gli spartiti immensi dell’estate

tanto adesso il loro contrappunto

mi entra nelle carni e piange

qualcosa in me che non ricordo

quasi volesse invano

tornare alla famiglia estiva di concerti.

Ora son uomo

bagnato da rumori intempestivi

da un traffico inspiegabile

e da un respiro che mi traino dietro.

Come un prodotto difettoso

cricifiggo gli occhi avanti

nel cemento di un febbraio

assurdo calmo e dirompente…

Fui grillo certamente.

I dormienti

sonno

Se avete pietà, lasciateci qui
ai labili e quieti confini del sonno
coltivato da quando nascemmo.

Oltre i nostri guanciali non passi
l’assurdo e vano fragore
del vacuo respiro del mondo.

Fin dove arriva lo sguardo
dei nostri occhi mai aperti
ci culla amniotico il fiato
attenuato di quello che illusi
ancora chiamate col suono di vita.

Il ritorno

1931001227

La guerra di Troia è perduta. Mai la città fu incendiata e devastata. Al contrario l’esercito acheo, in preda alla confusione e all’anarchia, viene sconfitto e respinto dai Troiani. Una banda di smarriti fuggiaschi si disperde per l’Ellesponto in preda al terrore. Fra di essi Odisseo, che per tutto il viaggio di ritorno non fa che ricamare una storia alternativa, una giustificazione al fallimento e alla sconfitta: Troia è stata distrutta, Elena riportata a casa fra le braccia del grande Agamennone. Anzi, Troia fu persa grazie proprio all’astuzia sua, del prode Odisseo, il più astuto fra gli achei.
E ad ogni porto raggiunto, nelle dimore dei re, va raccontando questa eroica leggenda. La leggenda si gonfia, come una epidemia si dirama per l’ampio mare, fino a che giunge alle orecchie di un cieco aedo dal nome Omero. Costui decide di ricavarne un poema che narri degli eroi e della loro grande impresa.
Odisseo torna a casa, non trova nessuno ad aspettarlo. Non c’è nessuno che minaccia la fedeltà della sua sposa, Penelope, ormai anziana. In preda al più nero sconforto, consuma ciò che gli resta della sua vita nel vino. Racconta ai suoi le mirabolanti prodezze del viaggio.
Ma nei suoi occhi c’è come un velo, come una cortina che ne vela l’anima.

Ninive

as07i03

“E il signore comunicò la sua parola a Giona e gli disse – Alzati e vai nela grande città di Ninive a predicare, perché la sua malvagità è salita fino a me”

Difficile all’uomo non è l’obbedire

alla voce ma riconoscerla dentro di sé

perché niente l’avverte e niente

la distingue dalle altre, le nostre.

C’è persino chi dice sia saggio

non prestar fede al qualcuno

che parla dentro ciascuno di noi

dandoci il tu. Avviene infatti

(e ciò è fisiologicamente provato)

che a volte la voce (la Vera)

si rivolga a noi dandoci l’io.

In tali frangenti penso sia comprensibile

cosa intenda la leggenda su riportata

quando dice che Egli

comunicò la Sua parola dicendo”

Niente di più ridicolo dunque

che prendere alla lettera tali parole

ed ancor di più le parole dette da Lui

Questo sapevano

quanti godevano fama di mistici

Difficile all’uomo non è l’obbedire

alla voce del dio

ma riconoscere se essa non sia

invece quella del diavolo.

Il Logos non differisce

dalla più spaventosa e astuta tentazione

quindi è errore

credere, per ciò che segui a tali parole

che io alberghi nel petto

un cuore dalle pareti di ferro

o dal palpito pavido di coniglio

La voce, si dice, non è nel terremoto

né è nel fuoco o nel vento che scuote

le montagne e polverizza le pietre

La voce è nel sussurro di un’aura leggera

Ma il sottosuolo è ripieno

di simili spifferi e occorrrerebbe

un udito più scaltrito del mio

per ascoltare nel buio

di una vita che mi circonda di strida

si dovrebbe essere immobili, talpe kafkiane

le orecchie inchiodate nel vuoto

a percepire il passo felpato

del predatore che avanza annusando

Si dovrebbero avere miracolosi setacci

di cui ovviamente non fummo dotati

adatti a vagliare le voci infinite

scavarsi penosamente una tana nel tempo

e passarvi i giorni cullando

lentamente la nostra dannazione

come a volte ci si accarezza i capelli

fingendo, da soli, altre mani.

.

Carme in loden del futuro che ci attende

pensionati-2-300x211

E senza fine andrò

per scavi e cantieri comunali

a dare consulenze alle maestranze

giovani inesperti cossovari.

.

E senza fine andrò

per bartabacchi e sale bingo

a guadagnar fagioli

sperando che la tombola

mi faccia Creso col 31 o il 58

.

E senza fine andrò

per bar e circoli sociali

cornetto in mano

a insegnar le regole del mondo

inascoltato, o a minacciare

apocalissi per la Patria

finchè non si decida

ad assumermi almeno

come Coriolano co.co.pro.

.

E intanto la sera trascolora

e in casa m’attende

il grande gioco dei pacchetti

Tanto lo so che il premio

sta sempre dentro il 13: BASILICATA.

.