Un uomo d’acqua dolce

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I troiani di Kavafis

Sono, gli sforzi di noi sventurati,
sono, gli sforzi nostri, gli sforzi dei Troiani.
Qualche successo, qualche fiducioso
impegno; ed ecco, incominciamo
a prendere coraggio, a nutrire speranze.

Ma qualche cosa spunta sempre, e ci ferma.
Spunta Achille di fronte a noi sul fossato
e con le grida enormi ci spaura.

Sono, gli sforzi nostri, gli sforzi dei Troiani.
Crediamo che la nostra decisione e l’ardire
muteranno una sorte di rovina.
E stiamo fuori, in campo, per lottare.

Poi, come giunge l’attimo supremo,
ardire e decisione se ne vanno:
l’anima nostra si sconvolge, e manca;
e tutt’intorno alle mura corriamo,
cercando nella fuga scampo.

La nostra fine è certa. Intonano, lassú;
sulle mura, il corrotto.
Dei nostri giorni piangono memorie, sentimenti.
Pianto amaro di Priamo e d’Ecuba su no
i.

Rabbi Mendel di Kotzk

Il Rabbi Menachem Mendel di Kotzk, fu uno dei  fondatori spirituali della scuola Chassidica polacca. Della sua opera Wikipedia si limita a dire che “He never published any works. He wrote many manuscripts, but he had them all burned before his death.” Ogni profeta tenta quest’inutile commedia senza riuscirvi finché delega ad altri il compito (vedi Kafka con Max Brod). Quindi chi volesse fare le cose seriamente farebbe meglio a pensarci da sé.
Di lui ci rimangono quindi solo dei “detti” , riportati dai suoi fedeli discepoli. Chi volesse leggerli, però, può trovarli nel libro “Racconti di Chassidim” di M. Buber pubblicato tempo fa dalla Garzanti.
Per darvene un minimo assagio riporto ciò che diceva a proposito dei suoi contemporanei:
“Molti di coloro che popolano il cosidetto mondo, non sono vivi. Quello che voi vedete è un mondo di fantasmi, di apparizioni, spettri, spiriti di morti che circolano nel regno della gente perduta, in un immenso limbo.Sono così inquieti da non potersi sistemare nè in Cielo, nè all’Inferno, ed in tal modo avere finalmente pace, staccandosi dalle cure mortali.
Ovunque vi sia tumulto, folla, là li trovate. Parlano e sono considerati alla stregua di esseri viventi. Hanno tutti gli attributi del corpo umano, ma non sono che spettri senza vita. Trattano affari e si abboccano. Viaggiano per mare, commerciano, fanno soldi e li perdono, senza mai rendersi conto che vivono in un mondo di fantasmi. Non capiscono che il loro vendere e comprare non ha alcun senso, che a loro non vengono nè profitti nè perdite, in quanto tutto il loro andare e venire è fatto di niente.
Il ritratto di un mondo simile fa impallidire i racconti sui demoni dei Padri della tebaide. Un mondo in cui gli zoombies sono in mezzo a noi e ci assomigliano tanto da non poterli distinguere dai veri “viventi”. E che egli non intendesse con questo ritratto una metafora è dimostrato dal fatto seguente.
Quando il Rabbi di Kotzk era diventato rabbino, andò in campagna con Reb Hirsch. Giunsero ad un ponte dove alcune donne cominciarono a lanciare loro delle pietre. – Non temere, disse il Kotzker, Non sono vere donne, e neppure le pietre sono vere pietre, non sono che fantasmi-
Reb Hirsh rimase in silenzio per un poco, poi chiese: – Non potremo essere dei fantasm anche noi?
– No, fu la risposta del Kotzker, se soltanto ci è capitato di avere un bisogno genuino di pentimento.”.