Genio della lampada

Trovata la lampada mi misi a strofinarla con visibile ansia. Comparve un genio, con tanto di turbante che, inchinatosi ai miei piedi mi disse: “Salute, Padrone, sono il genio della lampada. Posso esaudire qualunque tuo desiderio, ma ad una sola condizione: deve essere un desiderio rivolto al passato e non può contenere le lettere R, F, S, non iniziare con la V e essere contenuta in soli 100 caratteri. Non sono inoltre ammessi paradossi spazio-temporali, pretese assurde (tipo volevo essere Gimmorison) e in ogni caso non possono mutare il presente”. “Ma vaffanculo! ” dissi al Genio buttando la lampada nel cesto dell’immondezza.

Cane e padrone

Padr. – Tu hai pulci?

Cane – Cos’hai contro le pulci? Anche i padri del deserto avevano le pulci.

Padr. – Non puoi tenerti le pulci

Cane – Perché no?

Padr. – Sono fastidiose e portano malattie

Cane – Anche gli umani sono fastidiosi e portano malattie, ma li devo sopportare uguale.

Street art

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Uno – Che fa seduto qui in mezzo alla strada?
L’altro – Non capisce? Non vede la bellezza di tutto ciò?
Uno – Sinceramente vedo solo un vecchio seduto in mezzo alla strada con una sedietta da picnic in mezzo al traffico.
L’altro – Si vede che lei non ha studiato arte.
Uno – Mi vuol dire che “questo” è arte?
L’altro – Di più caro amico, di più. Lei adesso non sta parlando con l’artista ma con il capolavoro in persona.
Uno – Lei sarebbe un capolavoro?
L’altro – Precisamente
Uno – E sarebbe possibile sapere quanto costa questo capolavoro, così lo compro e mi lascia proseguire con la macchina visto che sono in ritardo all’ufficio?
L’altro – L’arte non ha prezzo!
Uno – Non sarebbe possibile allora, gentilmente, che io le passassi addosso investendola e creiamo così un nuovo capolavoro dal titolo: “Il consumismo e la morte dei capolavori”?

Revolucion

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Decidemmo di agire. Eravamo in 100. Togliendone 50 dei 75 sopravvissuti, ne rimanevano comunque sempre 25. Di questi, solo 12 erano disponibili purchè 13 venissero estromessi (in quanto sospetti). Rimanemmo dunque in 12… o meglio 6 perché nel frattempo 6 s’erano defilati sostenendo che forse 5 era il numero ideale. Rimasti in 5 ci accorgemmo che solo 4 erano adatti. Di questi 4 ben 2 erano restii a continuare.
Ci trovammo dunque io e te, e non seppimo far altro che salutarci visto che si era fatto tardi.

Joster e il Dio Vassuum

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Dinanzi a Joster conparve la grande maestà del dio Vassum, il Dio imprescindibile, il Dio dei suoi padri e dei padri dei suoi padri e dei padri dei suoi padri dei loro padri e dei padri d quelli di prima.

E il Dio Vassum vedutolo disse:

“Prostati di fronte all’immane potenza del dio”

E Joster si guardò attorno, come avesse sentito la voce di un dio e disse a sé stesso:

“Impossibile, non posso prostarmi, ho subito un intervento e non ho più la prostata”.

Il Dio Vassum lo udì e ebbe pietà di lui.

“Sappi che sono Vassum, il dio imprescindibile, il Dio dei tuoi pardi e dei padri dei tuoi padri e dei padri dei padri dei padri dei tuoi padri e dei padri che rimangono per finire la frase. Io mi degno di comparire al tuo umile aspetto perchè ho una missione da affidarti.”

– Quale missione? – domandò Joster mentre rimetteva a posto tutti i padri usciti dalla frase del dio.

– Io, come sai , ho inenarrabili poteri

– Si?

– Si

– Tipo?

– Beh, io posso per esempio emanare innumerevoli emanazioni

– Emanazioni di cosa?

– Di me stesso

– Una sorta di album delle figurine dici?

Joster rimase colpito dalla potenza del dio, anche se avrebbe preferito un potere più spaventoso. “Del resto – si disse, non ci sono più gli dei di una volta.

Ma lo udì Vassum, nella sua grande misericordia e lo perdonò una seconda volta (era infatti il gran giorno del perdono del dio). E Vassum gli disse:

“Oh persona empia, tu credi che io abbia un solo potere?”

– Io? Chiunque ha la ventura di conoscermi si guarderebbe bene dall’affermare che cio possa essermi imputata quale mia abitudine. Ti ho dato questa impressione? So benissimo che tu hai altri poteri. Come potrebbe essere altrimenti?

– Sentiamo allora. Che poteri avrei?

– Beh, innanzitutto il tremendo potere di Osnam

– Già, fece il Dio, che pur di non ammettere di ignorare il potere di Osnam pensò bene di barare.

– Poi?

– Poi hai ovviamente il grande dono dell’ineffabilità assoluta. Solo tu puoi essere ineffabile ad un grado perfetto. Sopratutto se si capisce il significato della parola. Inotre hai i 5 doni divini del Pejam: acqua, luce, gas, elettricità e riscaldamento autonomo.

– Benissimo, fece il Dio Vassum soddisfatto. E quanto posso essere alto?

– Tu, scusami se te lo faccio notare non puoi essere né alto né basso perchè entrambe i concetti implicherebbero una comparazione e cosa o chi potrebbe mai sognarsi di fare da paragone all’altissimo? Tu non sei né alto né basso, e una sola cosa è possibile dire riguardo alla tua altezza, ovvero che sei alto come Vassom, ossia come te stesso.

Il Dio vide che Joster aveva studiato bene il catechismo e, visto che c’era lo perdonò una terza volta, per la grande e divina legge del “non c’è due senza tre”.

– Sappi che dalll’alto della mia somma conoscenza ho scelto te, Foster, quale mio unico e degno messaggero per…

– Chiiii? chiese stupito Joster

– Chi cosa?, Chiese i Dio

– Cosa hai detto scusa?

Il Dio riavvolse il nastro e ripetè: “Sappi che dalll’alto della mia somma conoscenza ho scelto te, Foster, quale mio…

– STOP, gli intimò Joster. “Chi verrebbe ad essere questo Foster?

-Tu, no?

– Io non sono Foster, Ti sembro forse albergare in me i caratteri di un Foster qualunque?

– No?

Il Dio Vassom gli diede un’occhiata più attenta e poi disse: “In effetti non sembri essere Foster, sembri piuttosto un Joster.

– Quindi hai sbagliato persona.

– Impossibile, fra i miei innumerevoli poteri c’è anche quello dell’infallibilità e della prevveggenza

– Per cui tu sai ora che hai sbagliato?

– No, per cui io so ORA non solo che dovevo sbagliare e accorgermene prima che tu potessi avvertirmi, ma bensì anche che avevo previsto tutto ciò ed era mia ferma intenzione sbagliarmi o dare l’impressione di farlo. Giacchè come può dirsi sbaglio se un atto è compiuto in piena consapevolezza?

– Non so se questo sia l’esatta definizione del termine, però devo ammettere che te la sei cavata bene. Non è facile prenderti in castagna eh?

– Eh no. E neppure in noce.

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Dialogo fra Messer Pinocchio e Mastro Geppetto sull’origine del Tutto

Tratto da: “Le operette immorali” di Leopardo Pini

—–

Pinocchio – “Babbo, se’ondo te, che se son fatto di legno, vuol dire che non c’ho sentimenti?”

M. Geppetto – “Te c’hai l’anima, figlio mio, l’anima degli mortacci tua. E tale anima ti rende sensibile. Quindi, come dice Aristotele, c’hai i sentimenti. Hai un’anima sensibile. Di legno, ma sensibile”

Pinocchio – “Babbo, quindi quando tu dici tutto rosso e arrabbiato che ho la testa di legno non mi vuoi offendere perché non capisco una minkia secca, vero?”

M. Geppetto – E perché secondo te il tu babbo non ti ha fatto la minkia allora? Proprio per non metterti in imbarazzo. Sulle prime ero indeciso se fartela o no. Poi mi sono detto. “Ma cosa minkia se ne farebbe di una minkia?”. Sarebbe stato un puro orpello ovvia!”

Pinocchio – “Ma Babbo, però nell’ora della ginnastica, quando tutti se la misurano col righello e io resto sempre in disparte, mi chiamano Pinocchio senza minkia e io non mi sento degno ma solo de legno”

M. Geppeto – E’ solo questo il problema? Guarda costì, nella cesta dei tronchi per il foco. Porgimi quello più grande.

Pinocchio – “Il ciocco Babbo?”

M. Geppeto – Si, il ciocco, dammi che babbo ora ti spiega come risolvere il problema. Ora prendo una lima, lo sgrosso e, ‘on du ‘olpi di pialla ti faccio una ‘appella a regola d’arte. Te tu te la metti nella ‘artelletta che usi per andare a scola e se qualche bischero osa fare qualche allusione te ti attacchi col bostik il ciocco. E gli fai “misuramelo bischero che tu sei”

Pinocchio – “Ma se poi la maestra mi sgrida?”

M. Geppetto – Chi? La zittella che tu c’hai per maestra? Va tranquillo figliolo, quella di cazzi veri ne ha visto pochi. Quindi come potrebbe riconoscerlo?

Pinocchio –  “Va bene Babbo. Domani procedo col ciocco a mò di minkia e vediamo che succede”

M. Geppeto – “Sappi però figliolo che la minkia, quella vera dico, non serve solo per vincere dei tornei scolastici. La minkia è una roba seria Pinocchio. Te ne accorgerai quando sarai grande. La minkia è l’origine del tutto. Il ciocco invece, o tutt’al più il vibratore, son gingilli, giuochi per i villici ignoranti. Ma non di sola minkia vive l’omo. Sappi che Platone dice che è in noi una minkia superiore, una minkia virtuale, che a sua volta rispecchia l’idea della Minkia, che però è nel mondo delle idee. Nell’ipeurranio mondo. Codesta minkia somma, sappilo, ell’è la madre di tutte le cose. La minkia assoluta. Da essa è scaturito tutto e nel tutto anche le minkie del mondo, ciascuna delle quali è minkia solo e grazie alla minkia assoluta, senza la quale non ci sarebbe (letteralmente) una minkia.

Pinocchio – “Rientra nella categoria della somma Minkia, anche una minkia di legno?”

M. Geppeto – Ma nun l’avete studiato ancora Platone a scuola, Maremma majala?

No, la minkia di legno è tale solo perché esiste l’idea della minkia di legno, che a sua volta è immagine della Minkia assoluta. Ne procede come padre dal figlio insomma. Almeno a stare a quanto dice Plotino.

Pinocchio – “Ma se l’idea della minkia di legno è immagine della Minkia assoluta, allora perché, Babbo, tutte le idee di Minkia sono diverse rispetto all’originaria idea di Minkia? Vi è forse una differenziazione nei particolari che contraddice l’unità originaria dell’idea primigenia? Oppure vi sono più idee somme dalle quali discendono i particolari? E dunque ad ogni particolare corrisponde un’idea generale?”

M. Geppeto – ……

Pinocchio – O babbo, e allora?

M. Geppeto – Figliolo mio, ma che minkia ne so io. So’ falegname mica un filosofo della bischeritudine.

FINE

Il camaleonte

camaleonte

“Vedi – diceva l’impomatato dandy
chino sul camaleonte – tu sbagli.
Per catturar la preda, vano è assumere
il colore della folla. Devi invece brillare,
staccarti da essa come se fosse merda”

Detto questo, s’aggiustò il cravattino
e con baldanza attraversò la strada
sulle strisce pedonali. Un’auto,
scambiando il completino a strisce
per segnaletica stradale, lo travolse
trascinandosi per terra in stracci
tutto quel ben di dio griffato.