Cane e padrone

Padr. – Tu hai pulci?

Cane – Cos’hai contro le pulci? Anche i padri del deserto avevano le pulci.

Padr. – Non puoi tenerti le pulci

Cane – Perché no?

Padr. – Sono fastidiose e portano malattie

Cane – Anche gli umani sono fastidiosi e portano malattie, ma li devo sopportare uguale.

Pianti alle tombe

Pianti alle tombe. Pianti

Pianti ai cortei

Quanti erano? Tanti.

Orgoglio indignazione

doppiopetti salivanti

sporgono facce da televisione.

 

Zooma sulle lacrime del Capo

voglio vedergli gli occhi

dio santo! Ecco, daccapo

Bene così.. niente ritocchi

ora dormano pure i caduti

hanno ormai pianto tutti

medici ed infermieri

ladri e carabinieri

piromani e pompieri

 

Da una nazione così affranta

non era credibile tanta

partecipazione, umanità

Ecco, bravo… stacca così

manda la pubblicità

Ontologie

moka

“Che l’essere permanga

o che si obnubili

per omnia saeculorum

questo non è il problema”

pensava il Signor Tizio

pulendo la gabbietta

del canarino dalle feci

 

“Semmai se valga

heideggerianamente

la vana pena di parlarne

e ancor di più dar contenuto,

precario accozzo

a puntellare il nostro esserci

effimero e perverso

come la forma di una nube

o l’ancòra più ridicolo

filosofo baffuto e parolaio…”

Lo interruppe un’altra voce

filosofica e materna:

la moka borbottante sul fornello.

“Ecco l’ironica risposta delle cose”

concluse il Sig. Tizio

versandosi il caffè nella tazzina.

 

 

Un ridicolo Ulisse

index

Così, ogni giorno
quando nel Tempo è già notte
passeggiamo affiancati.
 
Io Ti addito, appena con il sorriso
le meraviglie e gli orrori
della mia ridicola odissea
Tu sembri diventata
solo un orecchio che ascolta il silenzio,
degli occhi che guardano il vuoto.
 
Si vede che non sei reale
(ma forse mai lo sei stata)
perchè non respiri
e non sorridi di disappunto
come eri maestra nel Tempo.
 
Si vede che sei
solo una impossibilità
una frattura del sentimento.
Perchè non esisti che qui
in un viaggio impossibile
lento, noioso
pieno di cose già viste.
 
Nel cielo appena
qualche aquilone che s’affanna a salire
Nessun mostro cattivo
nè sirene nè angeli.
 
Appena una porzione di azzurro
frammisto di grigio
.

Il camaleonte

camaleonte

“Vedi – diceva l’impomatato dandy
chino sul camaleonte – tu sbagli.
Per catturar la preda, vano è assumere
il colore della folla. Devi invece brillare,
staccarti da essa come se fosse merda”

Detto questo, s’aggiustò il cravattino
e con baldanza attraversò la strada
sulle strisce pedonali. Un’auto,
scambiando il completino a strisce
per segnaletica stradale, lo travolse
trascinandosi per terra in stracci
tutto quel ben di dio griffato.

La chiave

chiavi1

Si nasce con in mano una chiave.

Alcuni passano tutta la vita a provare se mai apra qualche cancello, forziere o portone. Altri – sicuramente più saggi – capiscono la vanità del fatto e la gettano in acqua dal primo ponte su cui capita loro di transitare. Si sentono così grandi e realisti a sentire quel “plof” della chiave che affonda nel fiume.
Ma non c’è notte che la chiave, poi, non li tormenti  nel sogno.

Solo pochissimi fortunati, non vedono, appena nati, alcuna chiave nel proprio pugno.

Sono in genere persone che finiscono male. Magari proprio sotto quei ponti da cui piove una specie di pioggia di chiavi.