Poetica

cattura

Altre rime vorrebbe, Eumolpo caro

che le scarne e disossate corde

prodotte dalla lira

di cui il fato fece dono al sottoscritto

Altri aneliti vorrebbe

un’auditel impietosa massmediatica.

 

Semmai vedermi

garrulo poeta neomelodico

cantare augelli e primavere

e narrar di questi nostri cari

amori precotti e surgelati.

 

Così ricordo il tempo

in cui tu ed io ridemmo

di queste vane ciarle

di cupi amori da operetta

con data di scadenza bella in vista.

 

E ruscellare ansiti e passioni

prodotti da pietose marionette

in una recita sublime e sgangherata

con un copione trito ed ammuffito

di una vita che da tempo

è solo nebbia e inutile ricordo

come solco nel cielo di un aereo.

 

Vorrebbero orizzonti

Vorrebbero tramonti

O giovanili principi o visconti.

 

Ma ho voglia a martoriare

le corde e il debole strumento.


Non produrrà  che un fievole

sospiro, di legno torturato.

 

Una farfalla

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«Una farfalla bianca con ricami neri che somigliavano a una scrittura si posò su un sasso accanto al fuoco e parve volersi scaldare o asciugare. Jakob le posò accanto una briciola di pane, ma essa rimase immota. La toccò, ma non si mosse, e capí allora ch’era morta. Il dolore dilagò in lui. Ecco una creatura che non avrebbe volato mai piú. Gli sarebbe piaciuto pronunciare l’elogio funebre di quell’insetto bellissimo che aveva vissuto per un sol giorno o anche meno, senza mai peccare. Le ali erano lisce come seta e rivestite di una polvere eterea; la farfalla poggiava sulla pietra come un cadavere avvolto nel sudario»

(I. B. SINGER, Lo schiavo)

In preparazione e presto su questo blog…

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Dall’Introduzione

Sono milioni i libri non letti. E milioni sono i cuori di scrittori che sanguinano per non essere riusciti ad avere un solo lettore (in alcuni casi neppure lo stesso autore).

Scopo della presente silloge è dunque, a modesto parere dello scrivente, ridare giusta gloria a questo esercito di capolavori nascosti. Sempre che anche questo libro non debba essere inserito nel catalogo stesso e rimanga dunque come epitaffio paradossale, a fine lista, quale dimostrazione dell’ingiustizia letteraria.

La presente antologia non vuole certo essere una esauriente elenco dei libri perduti (vista la loro disumana mole) ma solo un invito ai pochi e sfigati lettori ornai sopravvissuti, a sapere che non esiste solo Camilleri o Stephen King, ma tanti onesti scrittori che non hanno avuto dalla loro il provvidenziale calcio in culo da parte della Dea bendata. Tanto che a molti di essi non fu concesso neanche il privilegio di nascere.

Verranno presentate delle recensioni di alcuni libri in modo da incuriosire il lettore e spingerlo a ritrovare, fra la polvere delle biblioteche, alcune di queste perle nascoste.

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Retroguardie

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L’unica chance rimasta all’arte per farsi sentire nella storia dell’Occidente è stata l’avanguardia.
Il suo scopo: prendere a calci in faccia il pubblico conservava ancora un senso fin quando il pubblico aveva i suoi (per quanto retrivi) gusti e nel quale  – sulla base di questi gusti – giudicava degno o non degno un’artista. Quando ancora il pubblico aveva parti delicate da preservare e che potevano essere solleticate da un fastidioso prurito.
Ora invece, ad un artista che voglia mantenere un minimo di coscienza intellettuale, viene a mancare anche quest’ultima chance: lo applaudirebbero.
Già il solo fatto di usare la “violenza” (verbale, ottica o acustica) necessaria alla poetica di ciascuna avanguardia, con la sicurezza che questa verrà supinamente assorbita come un pugno su una massa di lana, blocca e reprime qualunque velleità d’urto ad un’arte che voglia ancora parlare e prendersi sul serio.
L’avanguardia ha, in sostanza, un suo senso quando e soltanto vi è da parte dell’uditorio un tabù da distruggere, un atteggiamento gretto da controbattere, una contro-estetica da demolire.
Senza contare inoltre che l’artista che vi si provasse avrebbe in sovrappiù da sopportare la cattiva coscienza di aggiungere qualcosa di brutto, piaga inavvertita su altre già procurate, sulla carne viva dello spirito di un pubblico e presenti in modo reale fuori del museo, della pagina scritta, o dell’auditorium.
Una violenza che perda anche la speranza di poter essere recepita in quanto tale perde anche la speranza di essere terapeutica per diventare infine il crudo simbolo di ciò che intendeva combattere: la disumanizzazione imperante.
In che modo infierire ancora su di un individuo che si è precluso ogni apertura verso l’esterno? Con quale coraggio aggiungere le proprie bastonate a quelle di un sistema che attende, calmo, dietro e dopo ogni applauso per infierire crudelmente sulla vita del pubblico ? Cosa è rimasto per rendere un muro cosciente del proprio stato di muro?
Ecco allora sorgere la falsa pietà da parte di finti artisti. Un patteggiamento inglorioso che li smaschera autodenunciandoli. “Il pubblico – dicono costoro – è fin troppo cosciente della condizione disumana della propria vita quotidiana. Non chiede altro che una carezza che lo conforti a tirare avanti. Chiede un piccolo spazio in cui poter liberamente respirare. Vuole insomma DIVERTIRSI, intelligentemente o no, conta poco”.
Così, con questa bandiera di “Sarà quel che sarà”, di finta bonarietà, la cultura odierna ratifica, oltre che la sua, la dannazione del pubblico ma anche la sua crudeltà. La crudeltà, per quanto si dica, scusabile dall’ignoranza).
Qualunque opera, per quanto insignificante possa essere pretende di riflettere , pur nella propria limitazione, il tutto.
Alla base del divertimento – dice un filosofo – c’è un sentimento di impotenza, è la fuga dall’ultima velleità di resistenza che la “realtà” può ancora aver lasciato sopravvivere negli individui”
Che un artista qualunque adotti e giustifichi persino il divertimento come scopo cosciente delle produzione artistica non vuole quindi significare altro che la sua intenzione a perpetuare il sentimento d’impotenza o – ancora peggio – scusare con buone ragioni e magnificare l’ingiustizia imperante.
Ecco dunque che l’opera d’arte diventa da opera d’urto nient’altro che il latrato dei mastini che proteggono la residenza del padrone.
La nostra cultura è così diventata il boia contento nell’adempimento del proprio “lavoro” di allietare gli ultimi istanti del giustiziando con una barzelletta (magari avente per oggetto persino le disavventure di un boia malaccorto).
 Ormai il pubblico si limita a comprare, tacere e applaudire. Pur con la cattiva coscienza di “non capire” in fondo il significato profondo dell’avanguardia e di qualunque arte che non rispecchi vecchi stilemi figurativi.
E se anche un fortuito e sopravissuto stimolo a mandare tutto al diavolo (artista e contenuto), fracassare lo schermo o sputare sul direttore d’orchestra che compuntamente (e con l’ironia dello smoking di ordinanza) interpreta un atonale, se anche un tale stimolo insorgesse in qualcuno della platea, verrebbe subito tacitato dall’ipocrisia e dall’idiozia dell’impellicciata e soddisfatta platea borghese. Persino l’individuo stesso proverebbe in sé i sensi di colpa della propria “incapacità” a capire l’arte. Invece è il solo che ha capito, che ha presentito, specchiandosi nella disarmonia dell’opera, la propria “deformità”. Il suo alzarsi è dettato dal terrore di sentirsi l’unico sopravvissuto in incognito in un mondo di zoombies.

Il fraintendismo

Sir Lipton Aistii, fondatore del Fraintendismo

Sir Lipton Aistii, fondatore del Fraintendismo

Il fraintendismo fu un movimento letterario che si sviluppò agli inizi del 900. O meglio, credeva che si trattasse del 900, ma i suoi soci avevano frainteso il modo di leggere il calendario: in realtà si trattava del 1940, me lo ricordo bene perché era iniziata la guerra.

Agli inizi non fu semplice mettersi d’accordo fra i seguaci sul nome e sugli scopi del movimento: molti infatti fraintesero sia l’uno che l’altro. E ciò sia nei discorsi scambiati personalmente fra socio e socio sia nelle assemblee, dove era difficile capire persino perché ci si fosse riuniti lì e in quel giorno.

Come dio volle però qualcuno, qualche genio pirandelliano nascosto fra la riunione, propose che fosse proprio quello lo scopo principale del movimento, ovvero: prendere pan per focaccia. E sostenne questo suo intervento con lungimiranti esempi storici, a dimostrazione del potere del fraintendismo.

“Forse che Colombo nel scoprire l’America non la fraintese credendola India? Forse che Eva non fraintese mangiando la mela, credendola frutto della conoscenza?. Ebbene è giunto il tempo di proclamarlo ad alta voce questa nostra importanza”

Dal pubblico si levarono applausi e ovazioni misti  a grida di “Che ha detto?”

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Kafka e Musil fotografano i primi vagiti del nazismo

“V’è un oscuro atteggiamento vitale, che non pochi uomini hanno oggi nel sangue, un’aspettazione al peggio, una disposizione al tumulto, una diffidenza verso tutto ciò che si venera. Vi sono uomini che deplorano la mancanza di ideali della gioventù, ma al momento in cui devono agire non agiscono diversamente da chi, per savio scetticismo verso l’idea, ne corrobora le forze modeste mediante l’effetto di un qualsiasi randello”
(R. Musil)

Parrebbe un buon ritratto dei nostri giorni, invece queste frasi registrano gli anni della nascita del nazismo. Una fotografia giovanile dell’orrore. L’innocuo randello si trasformerà col tempo in ben più diabolici meccanismi: il meccanismo lucido e perfetto (ingegneristicamente ineccepibile) della macchina immaginata da Kafka nel racconto della colonia penale. Meccanismo che incideva sulla carne viva del condannato la propria condanna.

Eccezzzzionale siori, oggi mi rovino

Chiunque volesse partecipare con un proprio scritto alla collezione “I poeti tascabili” del nostro sponsor Editori Abusivi, da oggi può usufruire della speciale offerta (valida solo fino al 31/07/2010), nella quale lo sponsor suddetto si impegna a pubblicare gli scritti pervenuti (purchè in formato word o similare) e accrescere così la sua già prestigiosa collana. Per tutti gli interessati abbiamo aperto questo post. I candidati sono pregati di formulare la propria adesione qui ( e non spedite manoscritti che non abbiamo scrivanie).

Per chi non avesse ancora capito a cosa ci riferiamo, sappiate che  questo è il link.

http://poesiadigitale.altervista.org/libri.html

Nell’offerta è compresa solo la formattazione, l’impaginazione e la creazione della grafica. Ulteriori richieste da parte degli autori saranno soggette a ovvi e inevitabili esborsi pecuniari ( e mica siamo Babbo Natale, no?)
Per gentile concessione di Mipubblicodamè S.r.l., via Azzo della Mirandola, 2010 Manila

(il direttore)