Ontologie

moka

“Che l’essere permanga

o che si obnubili

per omnia saeculorum

questo non è il problema”

pensava il Signor Tizio

pulendo la gabbietta

del canarino dalle feci

 

“Semmai se valga

heideggerianamente

la vana pena di parlarne

e ancor di più dar contenuto,

precario accozzo

a puntellare il nostro esserci

effimero e perverso

come la forma di una nube

o l’ancòra più ridicolo

filosofo baffuto e parolaio…”

Lo interruppe un’altra voce

filosofica e materna:

la moka borbottante sul fornello.

“Ecco l’ironica risposta delle cose”

concluse il Sig. Tizio

versandosi il caffè nella tazzina.

 

 

Il mal pensante

“Poco gli importavano le analisi superficiali, quasi sempre viziate da distrazione e trabocchetti filologici. L’unica certezza era il peso alla bocca dello stomaco, il sospetto fisico che qualcosa non andasse per il suo verso, che quasi mai fosse andato. ” J. Cortàzar

Ci sono attimi, come quello descritto da Cortàzar in cui il corpo diventa dialettica del vero. In cui si rifiuta di seguire una mente che ha preso a girare in vuoti sofismi (magari per allontanare un giudizio o una azione). In quegli attimi lo stomaco è come se redarguisse la testa, come se “gridasse” ribellandosi una verità che la testa si rifiuta di vedere.

Delle volte penso anche che il cancro non sia che questa ribellione elevata al quadrato.

Rime per bambini – Lilla la gatta color camomilla

Lilla, Lilla color camomilla

dormi tranquilla in una villa

di clorofilla.

Chicca mia dolce scintilla

nella lontana Marmilla

che strilla di grilli, riposi.

Navicella, sorriso di stella

dilla, la triste storiella

quando la bella favilla

si spense della mia Lilla.

Stilla di miele che brilla

strilla dell’Orco che assilla

ora che sogni tranquilla

in un bel letto di argilla

.

Ode al presente…indicativo

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In ogni nostra città tutta la vita delle persone potrebbe declinarsi con l’uso del condizionale più stretto. Al contrario per strada impera più che altro l’indicativo presente, più di rado il passato remoto e il futuro. Vige ovunque il passato prossimo: ma questa è una esigenza dei tempi (si dice).

Una comunicazione al condizionale stupirebbe talmente gli astanti come se una simile forma verbale non esistesse nella nostra grammatica. Con il condizionale non si potrebbe affermare niente di deciso senza l’uso di quegli impossibili e fastidiosissimi “se…”. Del resto non se ne sente il minimo bisogno in quanto tutta la vita sembra diventata un prolungato “se…” cui non seguono però che assurdi indicativi presenti o futuri:

“Se farò questo….allora…”

Si scusa questo brutale abuso della grammatica persino nelle commissioni d’esame e nei fogli dell’opinione pubblica, in quanto modi “comuni di dire”.

Tutto ciò ha, ai miei occhi più significato di una semplice protesta per flagranza di barbarismo. Nasconde molto più di quanto sembra vole dire, ma purtroppo, occorerebbe del tempo per fermarsi a pensare e discutere SE.. solo avessimo tempo a disposizione da perdere con tali idiozie.

Fino a dove giungesti gridando

.

Fino a dove giungesti gridando

(ed era una notte altissima, priva di suoni.

.

Fino a dove giungesti gridando

erano stanze infinite e passi nervosi d’insonnie.

Fino a dove giungesti gridando

il grido superava la notte,

cullava, lacerando, i polmoni.

.

Agonizzava muggendo impotenza

sui marciapiedi rappresi di buio,

d’indifferenza… Gridavi,

(ma era una notte altissima, priva di suoni)

.

Questo grossomodo il prefatto: una culla

dove riposano i gemiti

d’una creatura ancora indifesa,

un ultimo sguardo al passato, 

giù verso le tue montagne d’aranci

.


Non importa se l’urlo risultava impotente,

essendo l’urlo l’unico appiglio.

E fu dunque naturale

che sgorgasse dalla tua gola.

Sarebbe stato lo stesso se avesti sorriso

(ogni dannazione si eguaglia,

ogni formula magica, si sa, 

è incurante del tono)

.