Lettera non inoltrata

Caro Sig. Governo,

Lo so, ho sbagliato e me ne pento. Purtroppo, nel corso della mia esistenza, ho contratto l’insana abitudine di mangiare (in certi casi persino due volte al giorno) e non sono ancora riuscito a disintossicarmi da questa terribile e insana dipendenza.

So anche di aver vissuto al di sopra delle mie possibilità osando addirittura indossare dei vestiti e delle scarpe. Il fatto è che sono un incurabile amante del lusso.

Me ne scuso fin d’ora e prometto, nel seguito, di adeguarmi alla vita che mi posso permettere. Cercherò anche di respirare il meno possibile, per non togliere l’aria al mio prossimo. E giuro che la smetterò di pretendere un lavoro a tutti i costi. E’ giusto che vada a chi ne ha già almeno un altro.

Purtroppo non ho studiato bene il Vangelo nel punto in cui dice: “A chi ha verrà dato e a chi non avrà verrà tolto anche il poco che possiede”. Sono un agnostico e di questo devo pentirmi più che di tutto il resto.

Cordiali saluti

Un cittadino pretenzioso

Vita e detti di San Gimmorison

Un giorno San Gimmorison era nel deserto a farsi i santi cazzi suoi quando arrivò il Diavolo per tentarlo. Lo portò in cima ad un’alta montagna e mostrandogli l’orizzonte gli disse:

“Vedi tutto questo? Se ti inginocchierai ai miei piedi, tutto questo sarà tuo”.

Al che San Gimmorison lo guardò e gli disse “Che minkia me ne faccio di un orizzonte”?

I minuti spaccati

“Quando c’era LUI, mio caro, tutti i treni spaccavano il minuto.

Il Paese era pieno di minuti spaccati, tanto che ingombravano le strade e occorreva un gran numero di persone per liberarle. Allora prendevamo i minuti spaccati e, con delle carrette, li portavamo in campagna, dove costruirono enormi dighe di minuti spaccati.

Tutti gli abitanti dell’estero venivano ad ammirare questi cumuli di minuti spaccati. Alcuni erano disposti persino a pagare pur di portarsi a casa come souvenir qualche minuto spaccato dai treni, ma LUI disse che era facile prendere i minuti spaccati dai treni degli atri e poi vantarsene.

Queste parole, riportate ai loro Capi, suscitarono grande sdegno e fu così che le altre Nazioni ci dichiararono guerra.

Non sopportavano l’onta di non essere in grado di far spaccare i minuti ai treni come invece sapeva fare LUI.”

Padre Nostro 2.0

Padre nostro che sei sui server sia santificato il tuo profilo, venga il tuo sponsor e sia fatta la volontà del tuo admin, dacci il nostro post quotidiano e non bannarci dal tuo diario come noi non banniamo i bimbominkia, liberaci dai troll come noi ci liberiamo dalle incombenze del lavoro e non ci indurre a mettere micetti di compassione
AMEN

Confessioni di Alonso Chisciano

Cattura

Simile ad un Don Chisciotte in negativo, corro contro i giganti scambiandoli per mulini a vento e parlo alle Dulcinee trattandole da servette d’osteria. Ho perso il contatto con i libri cercando di vivere la realtà. Al mio fianco un altrettanto ridicolo Sancho, invano tenta di riportarmi i piedi sulle nuvole, con l’idealismo tipico del popolo.

Poesia che ieri sera mi ero dimenticato il portoncino aperto

Mi sono alzato e nel mio tinello

ho trovato un tizio

che mangiava la mia colazione.

Appena mi ha visto

ha tirato fuori dalla valigetta

un opuscolo rosso patinato

C’era scritto “Torre qualcosa”

Poi mi fa: “Salve, io e il Signore

stavamo aspettando che ti svegliassi”.

Gli fo: Ma da dove siete entrati

tu e il Signore?

– Da lì – e mostra il portoncino

Ed io – Spero che al Signore

sia piaciuta la marmellata.

– Insomma, preferisce quella di prugne”

(Pino Distico, “Poesie sbadate”)

Dialoghi gastrici

Sveglio, disteso sulla brandina,

odo il mio stomaco cantare

una nenia primordiale

fatta di ancestrali succhi gastrici inoperosi,

stimolati da oniriche immagini

di banchetti principeschi.

Io sono il mio stomaco

e lo sento cantare una canzone triste

come quelle del gran Gianni Nazzaro

abbandonato dalla bella.

Sono il mio stomaco e ne son fiero.

E non ho voglia di versi leopardiani,

di occasi o siepi all’orizzonte,

di amori o malinconiche cazzate.

Sin che il mio essere non sia ripieno

del caldo abbraccio

di un sano spezzatino con patate.

Al diavolo lo spleen e Bodelèr!

Sono il poeta della fame!

Ve possino ceccà o miserabili ricconi.

(Epigastro da Macedonia, “Odi affamate”)