Flaneur

Continuavo ad andare
ma era un andare privo di moto.
Mi asciugavo la fronte come se davvero sudassi
e tutto il mio corpo oscillava
fra un orbita lenta di fango e una di pena.

Attraversavo cantine, spigoli di caseggiati
muri e vecchi frantoi diroccati
con gatti stremati acciottolati nel buio
lunghi cortei di fabbriche vuote
rottami, abbandonati e vuote esistenze
pene fin troppo semplici e quiete.

Continuavo ad andare
come fosse un dovere un comando
col cuore che dietro arrancava
antico e feroce come la fame
di un lurido ispido cane bastardo
che segue il suo ingrato padrone
a distanza, attento che non si volti
che non si chini sul selciato
a raccogliere un sasso, inveendo.

Rotta

Ormai il porto da cui eravamo partiti

è lontano, la costa è svanita da un pezzo.

Rimane come appena un ricordo

e davanti le onde nere la cupa sconcezza

di un orizzonte nemico cieco indecifrabile

visibile appena dallo stacco del cielo.

E questa luce che impossibile dire

se appartiene all’alba o al tramonto

sospesi fra il nulla che lasciamo

e quello favoloso a cui tendiamo

come fosse un eden infernale

benché il timoniere conosca

l’illusione dei sogni e vada avanti

ormai spinto solo dal cieco mestiere.

Forse perché non vi è altro da fare

non vi altro da fare come sempre

non appena si solleva una suola dal suolo

che riporla per terra

tenuti per mano da un destino

come bambini da una giovane tata

che mentre ci traina

ha la mente presa da chissà quali pensieri.

Lettera non inoltrata

Caro Sig. Governo,

Lo so, ho sbagliato e me ne pento. Purtroppo, nel corso della mia esistenza, ho contratto l’insana abitudine di mangiare (in certi casi persino due volte al giorno) e non sono ancora riuscito a disintossicarmi da questa terribile e insana dipendenza.

So anche di aver vissuto al di sopra delle mie possibilità osando addirittura indossare dei vestiti e delle scarpe. Il fatto è che sono un incurabile amante del lusso.

Me ne scuso fin d’ora e prometto, nel seguito, di adeguarmi alla vita che mi posso permettere. Cercherò anche di respirare il meno possibile, per non togliere l’aria al mio prossimo. E giuro che la smetterò di pretendere un lavoro a tutti i costi. E’ giusto che vada a chi ne ha già almeno un altro.

Purtroppo non ho studiato bene il Vangelo nel punto in cui dice: “A chi ha verrà dato e a chi non avrà verrà tolto anche il poco che possiede”. Sono un agnostico e di questo devo pentirmi più che di tutto il resto.

Cordiali saluti

Un cittadino pretenzioso

Vita e detti di San Gimmorison

Un giorno San Gimmorison era nel deserto a farsi i santi cazzi suoi quando arrivò il Diavolo per tentarlo. Lo portò in cima ad un’alta montagna e mostrandogli l’orizzonte gli disse:

“Vedi tutto questo? Se ti inginocchierai ai miei piedi, tutto questo sarà tuo”.

Al che San Gimmorison lo guardò e gli disse “Che minkia me ne faccio di un orizzonte”?

I minuti spaccati

“Quando c’era LUI, mio caro, tutti i treni spaccavano il minuto.

Il Paese era pieno di minuti spaccati, tanto che ingombravano le strade e occorreva un gran numero di persone per liberarle. Allora prendevamo i minuti spaccati e, con delle carrette, li portavamo in campagna, dove costruirono enormi dighe di minuti spaccati.

Tutti gli abitanti dell’estero venivano ad ammirare questi cumuli di minuti spaccati. Alcuni erano disposti persino a pagare pur di portarsi a casa come souvenir qualche minuto spaccato dai treni, ma LUI disse che era facile prendere i minuti spaccati dai treni degli atri e poi vantarsene.

Queste parole, riportate ai loro Capi, suscitarono grande sdegno e fu così che le altre Nazioni ci dichiararono guerra.

Non sopportavano l’onta di non essere in grado di far spaccare i minuti ai treni come invece sapeva fare LUI.”

Padre Nostro 2.0

Padre nostro che sei sui server sia santificato il tuo profilo, venga il tuo sponsor e sia fatta la volontà del tuo admin, dacci il nostro post quotidiano e non bannarci dal tuo diario come noi non banniamo i bimbominkia, liberaci dai troll come noi ci liberiamo dalle incombenze del lavoro e non ci indurre a mettere micetti di compassione
AMEN

Confessioni di Alonso Chisciano

Cattura

Simile ad un Don Chisciotte in negativo, corro contro i giganti scambiandoli per mulini a vento e parlo alle Dulcinee trattandole da servette d’osteria. Ho perso il contatto con i libri cercando di vivere la realtà. Al mio fianco un altrettanto ridicolo Sancho, invano tenta di riportarmi i piedi sulle nuvole, con l’idealismo tipico del popolo.