Ingrippaggio

Dry plant on wooden.

Anche se per un solo battito

si fermasse il cuore ed attendesse

un segno di senso dal Mondo

per riprender la corsa quel palpito

durerebbe interi secoli,

la Storia fermerebbe

i suoi dannati cingoli

e forse ci sarebbe

anche se solo in una piccola pianta

che in un coccio prolunga

la sua inutile agonia

un respiro

alla dura condanna di vivere.

Collare o pulci?

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Si narra che Fottide da Mileto amasse i cani. Non i cani col pedigree e di perfetta discendenza, ma proprio i cani randagi. Quelli che conoscono la durezza della vita e per i quali un osso è una benedizione del Cielo.
Ne aveva infatti uno che lo seguiva. Era un cane spelacchiato e timido, ma nessuno, tranne Fottide, gli permetteva di avvicinarsi. Nel suo corpo albergava un lieto manipolo di pulci ed era contento come una Pasqua solo perchè Fottide non lo accoglieva, come gli altri, con un poderoso calcio in culo.
Dicono che un giorno il filosofo Aristico di Atene, dai capelli impomatati e con al guinzaglio un cane bellisimo che costava quanto un intero uliveto, si avvicinasse al filosofo, che era intento a scaccolarsi su una panchina al caldo sole di primavera. Visto il cane accucciato ai piedi del maestro, Aristico gli chiese come mai non gli mettesse un collare antipulci.
Fottide guardò il tipo e guardò poi il cane, come a chiedergli il consenso di rispondere.
“Il fatto sta, caro Aristico” – rispose con un leggero sorriso – che le pulci prima o poi vanno via, il collare rimane. A legarti al padrone.”
Detto questo se ne andarono, Fottide e il cane. A cercare un luogo che puzzasse meno di profumo di Dior.

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La realtà

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Fu chiesto al filosofo Fòttide di Mileto, mentre si trovava in Focide per farsi i cazzi suoi, se la realtà fosse quella che vediamo con gli occhi oppure, come diceva Platone, non fosse che il riflesso nella parete di una caverna.
Fottide li guardò con pena e sputò loro in faccia.
“Questo – domandò – è uno sputo o la sua ombra?”
Fu così che i Focesi, si narra, lo rincorsero con un bastone.
O era l’ombra di un bastone sulla caverna?

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L’astronomo

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E un astronomo chiese ad Alexej il Saggio:
– Maestro, cosa dici del Tempo?
Ed egli rispose:
– Voi vorreste misurare il tempo tanto smisurato quanto incommensurabile?
Voi vorreste regolare la vostra condotta e perfino dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni?
Voi vorreste fare del tempo un fiume sulla cui sponda vorreste stare seduti e osservare il suo scorrere?
Eppure il senza-tempo in voi è consapevole dell’assenza di tempo della vita, E sa che ieri non è che la memoria di oggi e domani è il sogno di oggi. In realtà voi non siete uomini ma calendari. Che giorno infatti è oggi?
– Martedì 23 giugno, rispose l’astronomo
– Domani allora mi dimettono dal manicomio.
 
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I detti del Maestro Tzè Pfhui

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Se cado mi rialzo.
O per lo meno tento di rialzarmi.
O comunque vedo se ce la faccio a tentare di rialzarmi
Oppure a cercare di vedere se ce la faccio a tentare di alzarmi.
In alternativa di provare a cercare di tentare di vedere se ce la faccio ad alzarmi.
O di costringermi a sforzarmi di provare a cercare di tentare di vedere se ce la faccio ad alzarmi.
O …