Aforismario

Basterebbe POCO per essere felici: un POCO di milioni di euro un POCO di proprietà immobiliari un POCO di case editrici e TV un POCO di…

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“Sono come i prodotti cinesi: ho molti difetti ma vanto innumerevoli tentativi di imitazione.”
(Pino Aifòn)

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INFANZIE INFELICI

Ai miei tempi ci si divertiva con un niente! Lo facevamo rimbalzare su un muro di nulla e scrivevamo i punti in una lavagnetta fatta di non-essere.

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Se non fossi italiano mi piacerebbe essere polacco immigrato che richiede la cittadinanza italiana per tornarsene in Polonia da cittadino Italiano indignato.

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“Si, conosco me stesso, ma solo per sentito dire.”
(Pino Socrate)

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SCRITTA SULLA T-SHIRT:
OGGI MI SONO ALZATO CON IL MONDO SBAGLIATO.

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Poi c’è quella storia di quel tizio che portò a Picasso un disegno di Picasso e gli chiese se era autentico, e Picasso lo firmò immediatamente e disse:
«Adesso è autentico».

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Non mi vergogno di non conoscere l’inglese quando sento alcuni che dicono di saperlo. Inoltre questo mi evita di dire cazzate in un’altra lingua.
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“L’uomo – disse Maestro Tzè ai suoi discepoli – è il filo d’erba sospeso fra il Niente e l’Assoluto. Solo che il Niente è gratis mentre per l’Assoluto devi pagare il canone”
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“Il guaio dei giornali Italiani non è che nessuno li legge
ma che qualcuno continui imperterrito a scriverli.”
(Amos Cacieca)

Poesia che ieri sera mi ero dimenticato il portoncino aperto

Mi sono alzato e nel mio tinello

ho trovato un tizio

che mangiava la mia colazione.

Appena mi ha visto

ha tirato fuori dalla valigetta

un opuscolo rosso patinato

C’era scritto “Torre qualcosa”

Poi mi fa: “Salve, io e il Signore

stavamo aspettando che ti svegliassi”.

Gli fo: Ma da dove siete entrati

tu e il Signore?

– Da lì – e mostra il portoncino

Ed io – Spero che al Signore

sia piaciuta la marmellata.

– Insomma, preferisce quella di prugne”

(Pino Distico, “Poesie sbadate”)

Dialoghi gastrici

Sveglio, disteso sulla brandina,

odo il mio stomaco cantare

una nenia primordiale

fatta di ancestrali succhi gastrici inoperosi,

stimolati da oniriche immagini

di banchetti principeschi.

Io sono il mio stomaco

e lo sento cantare una canzone triste

come quelle del gran Gianni Nazzaro

abbandonato dalla bella.

Sono il mio stomaco e ne son fiero.

E non ho voglia di versi leopardiani,

di occasi o siepi all’orizzonte,

di amori o malinconiche cazzate.

Sin che il mio essere non sia ripieno

del caldo abbraccio

di un sano spezzatino con patate.

Al diavolo lo spleen e Bodelèr!

Sono il poeta della fame!

Ve possino ceccà o miserabili ricconi.

(Epigastro da Macedonia, “Odi affamate”)

I grilli

-Senti i grilli questa sera?
Sembrano urlare
qualcosa di inudibile –
dicesti e mi guardavi

Io, chino sul ciglio dell’asfalto
oltre i canneti
oltre l’ombra cupa dei canneti
sapendo che sarei fuggito, dissi:

– I grilli cantano soltanto
la loro cupa sete di accoppiarsi.
Troppo semplice per noi
capire le loro note, prevederle –

Camminando mi seguivi;
ogni tanto alzavi un dito al cielo
quando due fari rompevano
l’azzurro uscendo dalla curva.

Dicevi: – I grilli almeno
sono liberi. Mi piacerebbe
esser grillo questa sera –
Fissavi i punti delle stelle

– Grillo o uomo, credo,
forse è la stessa notte
più grande di noi che l’abitiamo –

Guardavo oltre i canneti.

Messaggeri

I messaggeri, dopo una corsa senza riposo, quasi sfiniti, arrivano in città.
Portano una luttuosa e tremenda notizia. Una tragedia si è appena consumata e loro sono corsi ad avvertire del pericolo i cittadini. Che si salvino, che l’esercito nemico che si sta apprestando alla città la trovi deserta, coi suoi abitanti al sicuro.
Ma i messaggeri, sporchi di polvere ed affannati, trovano il popolo in festa, tra canzoni ubriache e sconce, passano il tempo nelle locande.
I messaggeri guardano il proprio popolo.
E nelle spalle è come se si fossero loro poggiate delle intere montagne.