LE FAVOLE DI PEDRO: Il piccolo platelmino.

C’era una volta un piccolo e triste platelmino. Era triste perchè non riusciva a gerbare come tutti gli altri platelmini. Un bel giorno, mentre era affranto seduto su una roccia ai bordi dello stradone principale uno gnonfo (che passava di lì per puro caso) lo vide e gli chiese:

« Perchè piangi, piccolo platelmino?»

«Perchè non riesco a gerbare.»

Lo gnonfo lo guardò con pietà e gli disse:

«Su, non prendertela. Del resto sei un platelmino, come pretendi di gerbare?»

All’udire queste parole il piccolo platelmino capì che era inutile piangere e, ricordatosi che i platelmini erano ghiotti di gnonfi, saltò addosso al passante e lo divorò in un attimo.

Un piccolo rutto si diffuse per la pianura fiorita

Annunci

CORO DEGLI SCONFITTI

 

Non fu lieve il peso né il compito
per le spalle che ci costruirono
le ossa per sostenerci
la pelle con la quale ci rivestirono.

Gli attrezzi che ci misero in mano
erano tanto penosi e ridicoli
quanto un gambo di fiore
per proteggersi da un uragano.

Non che valga qualcosa il lamento…
accampare scuse per una sconfitta
e così umano da suscitare lo scherno.
E’ ben magra e idiota consolazione
persino stare dalla parte del giusto
se poi il risultato è capitolare.

Così il duolo amareggia
persino questo scampolo di Niente
concessoci forse per ammirare
il lieto naufragio delle speranze
il magrissimo raccolto
che riuscimmo a mietere a stento
Talmente misero che stava su un pugno
lo stesso che si dice pieno di mosche.

Da qui vi guardiamo
percorrere come foste costretti
gli stessi sentieri che videro
l’orma dei nostri malandati stivali.

A nulla servirebbe gridare, avvertirvi
Non perché da questo non essere
al suono è impedito d’uscire
quanto perché sarebbe da sciocchi
credere che possiate mutare
anche un solo granello
della rena che colma lo stesso sentiero.

Movimenti poetici dimenticati: il camaleontismo

IL CAMALEONTISMO

Uno dei movimenti poetici più inquietante e insieme sovversivo fu quello fondato dal poeta Peeno (pronuncia Pino) nei primi anni del secolo, precisamente circa all’inzio.

Di lui si sa poco o niente e quel poco che si sa si riferisce sicuramente ad un’altra persona magari completamente diversa da Peeno o con la quale ha poco o niente a che fare.

Ciò è dovuto alla natura stessa del camaleontismo che propugnava come sua principale caratteristica quella di passare inosservato all’interno della stessa comunicazione istituzionale. Gli intenti di Peeno erano infatti dichiaratamente sovversivi e satirici.

Come si evince dal manifesto del movimento (rinvenuto in un anonimo bar alla periferia di Parigi, nel cestino della spazzatura:


“Il potere può essere preso per il culo solo da uno che gli somiglia. Per cui la poesia, il cui scopo è fottere il potere, non può che diventare talmente sottile e imprendibile da nascondersi agli occhi dello stesso autore che si deve spogliare di ogni aspetto individuale per trasformarsi egli stesso in una specie di fottuto agente del sistema in modo da ingannare la censura e le abili strategie censorie del dominio”.

 

Come si vede tale programma porta notevoli problemi all’esegesi critica dei testi camaleontici in quanto, prima di procedere alla loro analisi presuppone che si sappia quali siano e si riesca ad estrarli dai testi nei quali sono mischiati e che spesso sembrano non avere niente a che fare con la poesia, la satira o qualunque altra critica del sistema.

Questo non piccolo problema ha portato numerosi critici a sbarellare completamente spesso e volentieri e a ritenere in tal modo capolavori del camaleontismo brani che poi sono riusultati tutt’altro che manipolati dai poeti camaleontici.

E’ il caso per esempio della famosa “Ode nascosta nelle merendine” che il critico russo Pierre Molianski ritiene composta dallo stesso Peeno nelle confenzioni della merendine Kinder Brios e in specialmodo nella parte degli ingredienti. Molianski ha spinto la sua analisi decostruttivista al punto da vedere nelle confezioni un’opera dichiaratamente Peenica e che “svela, nell’amorfità e nella falsa albagia dei componenti delle merendine una ferocissima critica al capitalismo imperante”.

Nella foto una rare immagine del poeta camaleontico Peeno in compagnia di un amico o conoscente o cliente o fornitore o comunque sia un altro essere umano col quale è in compagnia (quale dei due non è ancora stato stabilito dalla critica per via della vaghezza delle fonti biografiche

 

Flaneur

Continuavo ad andare
ma era un andare privo di moto.
Mi asciugavo la fronte come se davvero sudassi
e tutto il mio corpo oscillava
fra un orbita lenta di fango e una di pena.

Attraversavo cantine, spigoli di caseggiati
muri e vecchi frantoi diroccati
con gatti stremati acciottolati nel buio
lunghi cortei di fabbriche vuote
rottami, abbandonati e vuote esistenze
pene fin troppo semplici e quiete.

Continuavo ad andare
come fosse un dovere un comando
col cuore che dietro arrancava
antico e feroce come la fame
di un lurido ispido cane bastardo
che segue il suo ingrato padrone
a distanza, attento che non si volti
che non si chini sul selciato
a raccogliere un sasso, inveendo.

Poeti dimenticati: Guido Panunzio Nullico

Autore fra i più originali del novecento, GPN deve la sua notorietà al fatto che di lui rimangono tracce misteriose e gelosamente custodite con anacoretica devozione da un manipolo di adepti del movimento da lui fondato. Sulla natura del movimento, tuttavia, sono sorte dispute letterarie non ancora sopite, vista la peculiare forma espressiva che costituisce il tratto distintivo del movimento.

Infatti prese a comporre le sue prime opere solo qualche mese dopo essere passato a miglior vita a causa di un’indigestione di cozze pelose. Le sue poesie venivano perciò trascritte dai suoi amici o parenti riuniti in seduta spiritica presso un tavolino. Questa circostanza, tra l’altro, sollevó il problema se tutti i componenti del movimento dovessero, per farne parte, essere defunti come il fondatore medesimo, condizione che poneva d’altronde seri problemi organizzativi al momento della riscossione della quota associativa.

C’era poi il problema di chi rimaneva nell’aldiqua per ricevere e diffondere le opere che i poeti, che avevano la fortuna di essere deceduti, avessero ritenuto degne di essere conosciute dai vivi. A causa delle caratteristiche del mezzo di trasmissione, le opere soffrono così di una certa indefinitezza che non impedisce tuttavia, al cultore attento, di apprezzarne la qualitá letteraria.

La specifica forma di trascrizione é infatti ascritta dai cultori del Trapassatismo, come un chiaro segno della grande ricchezza interpretativa delle opere stesse, che – al contrario della poesia tradizionale non prediligono un senso unico e si offrono al “lettore-medium”, come perfette opere “aperte”.

Una buona parte delle poesie sono state infatti trasmesse e recapitate a medium accreditati. Ciò non ha impedito il sorgere di contestazioni sulla corretta ricezione del testo. Sono spesso nate dunque dispute semantiche su chi fosse l’autore e chi avesse il diritto di vantare la paternitá del testo. Un’incertezza maggiore la si raggiunse quando una frangia sperimentale del movimento dello Trapassisdmo prese a trascrivere opere trasmesse con la tecnica del bicchiere o dei colpi al tavolino o ad altra mobilia atta all’uopo.

Vista la grande fortuna commerciale, alcuni adepti di pochi scrupoli e discutibile moralità, ebbero la brillante idea di commercializzare un ‘kit di ricezione poetica’ che avrebbe consentito al lettore di avere in anteprima le poesie del sommo vate senza passare per intermediari, medium e traduttori poco capaci.

Il kit conteneva: un bicchiere, un centrino da tavola, 23 listelli di legno su cui erano stampigliate le lettere dell’alfabeto e un brandello di stoffa che i venditori sostenevano essere campioni provenienti da una giacca appartenuta a G.

Come caso esemplificativo delle problematiche di ordine ermeneutico connesse al mezzo di trasmissione citiamo il brano seguente dal titolo provvisorio (e conteso) “Notte”. Riportiamo le due differenti ‘traduzioni-ricezioni proposte rispettivamente dal Gentili e dal Novelli  per consentirvi di apprezzare appieno la sua carica evocativa.

 

Giace di notte il giorno

Come nei verdi pascoli

Odo lo scampanar del gregge

 

ma anche.

 

Piace la botte al nonno

Come di grandi mestoli

Vado a letto che ho sonno

 

oppure anche

 

Oh Nenno!, spostati di lì

Che mi piange il cuore

Du Smelnarti i connotati

 

Rotta

Ormai il porto da cui eravamo partiti

è lontano, la costa è svanita da un pezzo.

Rimane come appena un ricordo

e davanti le onde nere la cupa sconcezza

di un orizzonte nemico cieco indecifrabile

visibile appena dallo stacco del cielo.

E questa luce che impossibile dire

se appartiene all’alba o al tramonto

sospesi fra il nulla che lasciamo

e quello favoloso a cui tendiamo

come fosse un eden infernale

benché il timoniere conosca

l’illusione dei sogni e vada avanti

ormai spinto solo dal cieco mestiere.

Forse perché non vi è altro da fare

non vi altro da fare come sempre

non appena si solleva una suola dal suolo

che riporla per terra

tenuti per mano da un destino

come bambini da una giovane tata

che mentre ci traina

ha la mente presa da chissà quali pensieri.

Lettera non inoltrata

Caro Sig. Governo,

Lo so, ho sbagliato e me ne pento. Purtroppo, nel corso della mia esistenza, ho contratto l’insana abitudine di mangiare (in certi casi persino due volte al giorno) e non sono ancora riuscito a disintossicarmi da questa terribile e insana dipendenza.

So anche di aver vissuto al di sopra delle mie possibilità osando addirittura indossare dei vestiti e delle scarpe. Il fatto è che sono un incurabile amante del lusso.

Me ne scuso fin d’ora e prometto, nel seguito, di adeguarmi alla vita che mi posso permettere. Cercherò anche di respirare il meno possibile, per non togliere l’aria al mio prossimo. E giuro che la smetterò di pretendere un lavoro a tutti i costi. E’ giusto che vada a chi ne ha già almeno un altro.

Purtroppo non ho studiato bene il Vangelo nel punto in cui dice: “A chi ha verrà dato e a chi non avrà verrà tolto anche il poco che possiede”. Sono un agnostico e di questo devo pentirmi più che di tutto il resto.

Cordiali saluti

Un cittadino pretenzioso